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            <title>I Malavoglia, esegesi puntuale del CAPITOLO <!-- 3 --></title>
            <author>Giovanni Verga</author>
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               <resp>Codifica a cura di</resp>
               <name xml:id="NomeCognome1">[Alessandro Zingale]</name>
               <name xml:id="NomeCognome2">[Andrea Modica]</name>
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               <resp>Il modello di codifica, sviluppato dall'équipe del progetto PNRR Next-Generation EU «Verismo digitale», è condiviso, per le parti oggetto di prova in itinere, all'interno del Corso di Modelli di scrittura e lettura del testo digitale (AA 2025-26), a cura di </resp>
               <name xml:id="LiborioPBarbarino">Liborio Barbarino</name>
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            <edition>Prima versione <date>Dicembre 2025</date></edition>
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            <authority>Università di Catania</authority>
            <availability status="free">
               <p>File realizzato a scopo didattico, e non destinato alla pubblicazione, all'interno del Corso di Laurea Magistrale in Scienze del testo per le professioni digitali</p>
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         </publicationStmt>
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            <bibl>
               <title level="m">I Malavoglia</title>
               <author>Giovanni Verga</author>
            	<editor>Edizione critica a cura di Ferruccio Cecco</editor>
               <publisher>Fondazione Verga – Interlinea</publisher>
               <pubPlace>Catania – Novara</pubPlace>
               <date when="1900">2015</date>
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         	<p>L'insegnamento di Modelli di scrittura e lettura del testo digitale è tenuto presso l'Università di Catania, all'interno del corso di Laurea Magistrale in Scienze del testo per le professioni digitali (LM-43). Il lavoro è pensato per stimolare nei discenti competenze ermeneutiche nella lettura dei testi, insieme alla comprensione e alla pratica del testo digitale. Nell'individuazione di elementi lessicalmente e semanticamente rilevanti dell'opera proposta, in ordine alla comprensione, all’analisi e alla riscrittura/ri-mediazione di questa, e nel saper interpretare criticamente gli stessi testi sulla base dei dati raccolti, si persegue l'applicazione di conoscenze e capacità, l'autonomia di giudizio, l'abilità di comunicazione.</p>
         	   <p>L'annotazione dell'opera riguarda l'attenzione al fatto linguistico, alla lettera del testo e all'esegesi puntuale, attraverso l'utilizzo di risorse lessicografiche, di studi, di repertori, presenti in rete o forniti agli studenti in forma digitalizzata;</p> 
         </projectDesc>
         <editorialDecl> 
            <p>Il testo dei Malavoglia è conforme a quello dell'edizione critica.</p>
            <normalization> 
               <p>Sono state normalizzate le è secondo l'uso comune in parole come "perché, giacché".</p>
            </normalization>
            <quotation marks="all"> 
               <p>Tutte le virgolette doppie sono rese con ", tutte le virgolette singole con l'apostrofo.</p>
            </quotation>
            <hyphenation eol="all">
               <p>Le parole sillabate che compaiono alla fine della riga nella princeps sono state normalizzate.</p>
            </hyphenation>
         </editorialDecl>
         <tagsDecl partial="true">
            <namespace name="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
               <tagUsage gi="div">Usato per dividere le unità testuali presenti nel medesimo testo.</tagUsage>
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            <date>Dicembre 2025</date>
            <placeName>Catania</placeName>
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            <language ident="Ita">Italiano</language>
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         <change when="2025-12" resp="#NomeCognome">Inserimento del brano dell'opera (capitolo <!--3-->) e prima bozza a cura di [Alessandro Zingale, Andrea Modica].</change>
         <change when="2026-01" resp="#NomeCognome">Codifica di …</change> <!-- Alessandro Zingale, Andrea Modica -->
         <change when="2024-04" resp="#NomeCognome">Revisione del documento.</change>
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  <text>
      <body>
         <div type="chapter" n="3">
         	<head n="III">III</head>
            <p n="3.1">Dopo la <hi rend="italic">mezzanotte</hi> il vento s'era messo <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_Diavolo">a fare il diavolo></seg>, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese, e a scuotere le imposte. Il mare si udiva <term ana="#muggire">muggire</term> attorno ai fariglioni che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di Sant'Alfio, e il giorno era apparso <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_NeroPeggioDell'AnimaDiGiuda"></seg>nero peggio dell'anima di Giuda. Insomma una brutta domenica di settembre, di quel settembre traditore che vi lascia andare un <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_ColpoDiMare">colpo di mare fra capo e collo</seg>colpo di mare fra capo e collo, come una schioppettata fra i fichidindia. Le barche del villaggio erano tirate sulla spiaggia, e bene <term ana="#ammarrare">ammarrate</term> alle grosse pietre sotto il lavatoio; perciò i monelli si divertivano a vociare e fischiare quando si vedeva passare in lontananza qualche vela <term ana="#sbrindellare">sbrindellata</term>, in mezzo al vento e alla nebbia, che pareva ci avesse <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_IlDiavoloInPoppa">il diavolo in poppa</seg>il diavolo in poppa; le donne invece si facevano la croce, quasi vedessero cogli occhi la povera gente che vi era dentro.</p>
            <p n="3.2">Maruzza la Longa non diceva nulla, com'era giusto, ma non poteva star ferma un momento, e andava sempre di qua e di là, per la casa e pel cortile, che pareva una gallina quando sta per far l'uovo. Gli uomini erano all'osteria, e nella bottega di Pizzuto, o sotto la tettoia del <term ana="#Beccaio">beccaio</term>, a veder piovere, col naso in aria. Sulla riva c'era soltanto padron 'Ntoni, per quel carico di lupini che vi aveva in mare colla Provvidenza e suo figlio Bastianazzo per giunta, e il figlio della Locca, il quale non aveva nulla da perdere lui, e in mare non ci aveva altro che suo fratello Menico, nella barca dei lupini. Padron Fortunato Cipolla, mentre gli facevano la barba, nella bottega di Pizzuto, diceva che non avrebbe dato due <term ana="#baiocco">baiocchi</term> di Bastianazzo e di Menico della Locca, colla Provvidenza e il carico dei lupini.</p>
            <p n="3.3">- Adesso tutti vogliono fare i negozianti, per arricchire! diceva stringendosi nelle spalle; e poi <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_QuandoHannoPersoLaMulaVannoCercandoLaCavezza">quando hanno perso la mula vanno cercando la cavezza</seg>.</p>
            <p n="3.4">Nella <term ana="#bettola">bettola</term> di suor Mariangela la Santuzza c'era folla: quell'ubbriacone di Rocco Spatu, il quale vociava e sputava per dieci; compare Tino Piedipapera, mastro Turi Zuppiddu, compare Mangiacarrubbe, don Michele il brigadiere delle guardie doganali, coi calzoni dentro gli stivali, e la pistola appesa sul ventre, quasi dovesse andare a caccia di contrabbandieri con quel tempaccio, e compare Mariano Cinghialenta. Quell'elefante di mastro Turi Zuppiddu andava distribuendo per ischerzo agli amici dei pugni che avrebbero <term ana="#accoppare">accoppato</term> un bue, come se ci avesse ancora in mano la malabestia di calafato, e allora compare Cinghialenta si metteva a gridare e bestemmiare, per far vedere che era uomo di fegato e carrettiere.</p>
            <p n="3.5">Lo zio Santoro, raggomitolato sotto quel po' di tettoia, davanti all'uscio, aspettava colla mano stesa che passasse qualcheduno per chiedere la carità. - Tra tutte e due, padre e figlia, disse compare Turi Zuppiddu, devono <term ana="#buscare">buscarne</term> dei bei soldi, con una giornata come questa, e tanta gente che viene all'osteria.</p>
            <p n="3.6">- Bastianazzo Malavoglia sta peggio di lui, a quest'ora, rispose Piedipapera, e mastro Cirino ha un bel suonare la messa; ma i Malavoglia non ci vanno oggi in chiesa; sono in collera con Domeneddio, per quel carico di lupini che ci hanno in mare.</p>
            <p n="3.7">Il vento faceva volare le gonnelle e le foglie secche, sicché Vanni Pizzuto col rasoio in aria, <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_TenerePelNaso">teneva pel naso</seg>teneva pel naso quelli a cui faceva la barba, per voltarsi a guardare chi passava, e si metteva il pugno sul fianco, coi capelli arricciati e lustri come la seta; e lo <term ana="#Speziale">speziale</term> se ne stava sull'uscio della bottega, sotto quel cappellaccio che sembrava avesse il paracqua in testa, fingendo aver discorsi grossi con don Silvestro il segretario, perché sua moglie non lo mandasse in chiesa per forza; e rideva del sotterfugio, fra i peli della barbona, ammiccando alle ragazze che sgambettavano nelle pozzanghere.</p>
            <p n="3.8">- Oggi, andava dicendo Piedipapera, padron 'Ntoni vuol <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_protestante">fare il protestante</seg>fare il protestante come don Franco lo speziale.</p>
            <p n="3.9">- Se fai di voltarti per guardare quello sfacciato di don Silvestro, ti dò un ceffone qui dove siamo; borbottava la Zuppidda colla figliuola, mentre attraversavano la piazza. - Quello lì non mi piace.</p>
            <p n="3.10">La Santuzza, all'ultimo tocco di campana, aveva affidata l'osteria a suo padre, e se n'era andata in chiesa, tirandosi dietro gli <term ana="avventore">avventori</term>. Lo zio Santoro, poveretto, era cieco, e non faceva peccato se non andava a messa; così non perdevano tempo all'osteria, e dall'uscio poteva tener d'occhio il banco, sebbene non ci vedesse, ché gli avventori li conosceva tutti ad uno ad uno soltanto al sentirli camminare, quando venivano a bere un bicchiere.</p>
            <p n="3.11">- Le calze della Santuzza, osservava Piedipapera, mentre ella camminava sulla punta delle scarpette, come una gattina - le calze della Santuzza, acqua o vento, non le ha viste altri che massaro Filippo l'ortolano; questa è la verità.</p>
            <p n="3.12">- Ci sono i diavoli per aria! diceva la Santuzza facendosi la croce coll'acqua santa. - Una giornata da far peccati!</p>
            <p n="3.13">La Zuppidda, lì vicino, <term ana="#Abburattare">abburattava</term> avemarie, seduta sulle calcagna, e saettava occhiataccie di qua e di là, che pareva ce l'avesse con tutto il paese, e a quelli che volevano sentirla ripeteva: - Comare la Longa non ci viene in chiesa, eppure ci ha il marito in mare con questo tempaccio! Poi non bisogna stare a cercare perché il Signore ci castiga! - Persino la madre di Menico stava in chiesa, sebbene non sapesse far altro che veder volare le mosche!</p>
            <p n="3.14">- Bisogna pregare anche pei peccatori; rispondeva la Santuzza; le anime buone ci sono per questo.</p>
            <p n="3.15">- Sì, come se ne sta pregando la Mangiacarrubbe, col naso dentro la mantellina, e Dio sa che peccatacci fa fare ai giovanotti!</p>
            <p n="3.16">La Santuzza scuoteva il capo, e diceva che mentre si è in chiesa non bisogna sparlare del prossimo. - <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_ChiFaLosteDeveFarBuonVisoATutti">«Chi fa l'oste deve far buon viso a tutti»</seg>, rispose la Zuppidda, e poi all'orecchio della Vespa: - La Santuzza non vorrebbe si dicesse che vende l'acqua per vino; ma farebbe meglio a non tenere in peccato mortale massaro Filippo l'ortolano, che ha moglie e figliuoli.</p>
            <p n="3.17">- Per me, rispose la Vespa, gliel'ho detto a don Giammaria, che non voglio più starci fra le <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_Figlie_di_Maria">Figlie di Maria</seg> se ci lasciano la Santuzza per superiora. - Allora vuol dire che l'avete trovato il marito? rispose la Zuppidda.</p>
            <p n="3.18">- Io non l'ho trovato il marito, saltò su la Vespa con tanto di pungiglione. Io non sono come quelle che si tirano dietro gli uomini anche in chiesa, colle scarpe verniciate, e quelli altri colla pancia grossa.</p>
            <p n="3.19">Quello della pancia grossa era Brasi, il figlio di padron Cipolla, il quale era il cucco delle mamme e delle ragazze, perché possedeva vigne ed oliveti.</p>
            <p n="3.20">- Va a vedere se la <term ana="#Paranza">paranza</term> è bene ammarrata; gli disse suo padre facendosi la croce.</p>
            <p n="3.21">Ciascuno non poteva a meno di pensare che quell'acqua e quel vento erano tutt'oro per i Cipolla; così vanno le cose di questo mondo, che i Cipolla, adesso che avevano la paranza bene ammarrata, si fregavano le mani vedendo la burrasca; mentre i Malavoglia diventavano bianchi e si strappavano i capelli, per quel carico di lupini che avevano preso a credenza dallo zio Crocifisso Campana di legno.</p>
            <p n="3.22">- Volete che ve la dica? saltò su la Vespa; la vera disgrazia è toccata allo zio Crocifisso che ha dato i lupini a credenza. <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_Ma_phrase_ChiFaCredenzaSenzaPegnoPerdeLamicoLaRobaELingegno">«Chi fa credenza senza pegno, perde l'amico la roba e l'ingegno»</seg>.</p>
            <p n="3.23">Lo zio Crocifisso se ne stava ginocchioni a piè dell'altare dell'Addolorata, con tanto di rosario in mano, e intuonava le strofette con una voce di naso che avrebbe toccato il cuore a satanasso in persona. Fra un'avemaria e l'altra si parlava del negozio dei lupini, e della Provvidenza che era in mare, e della Longa che rimaneva con cinque figliuoli. - Al giorno d'oggi, disse padron Cipolla, stringendosi nelle spalle, nessuno è contento del suo stato e vuol <seg type="phrase" ana="#seg_MA_explgen_Pigliare_il_Cielo_A_Pugni"></seg>pigliare il cielo a pugni.</p>
            <p n="3.24">- Il fatto è, conchiuse compare Zuppiddu, che sarà una brutta giornata pei Malavoglia.</p>
            <p n="3.25">- Per me, aggiunse Piedipapera, non vorrei trovarmi nella camicia di compare Bastianazzo.</p>
            <p n="3.26">La sera scese triste e fredda; di tanto in tanto soffiava un <term ana="#buffo">buffo</term> di <term ana="#tramontana">tramontana</term>, e faceva piovere una spruzzatina d'acqua fina e <term ana="#cheto">cheta</term>: una di quelle sere in cui, quando si ha la barca al sicuro, colla pancia all'asciutto sulla sabbia, si gode a vedersi fumare la pentola dinanzi, col marmocchio fra le gambe, e sentire le ciabatte della donna per la casa, dietro le spalle. I fannulloni preferivano godersi all'osteria quella domenica che prometteva di durare anche il lunedì, e fin gli stipiti erano allegri della fiamma del focolare, tanto che lo zio Santoro, messo lì fuori colla mano stesa e il mento sui ginocchi, s'era tirato un po' in qua, per scaldarsi la schiena anche lui.</p>
            <p n="3.27">- E' sta meglio di compare Bastianazzo, a quest'ora! ripeteva Rocco Spatu, accendendo la pipa sull'uscio.</p>
            <p n="3.28">E senza pensarci altro mise mano al taschino, e si lasciò andare a fare due centesimi di limosina.</p>
            <p n="3.29">- Tu ci perdi la tua limosina a ringraziare Dio che sei al sicuro, gli disse Piedipapera; per te non c'è pericolo che abbi a fare la fine di compare Bastianazzo.</p>
            <p n="3.30">Tutti si misero a ridere della barzelletta, e poi stettero a guardare dall'uscio il mare nero come la <term ana="#sciara">sciara</term>, senza dir altro.</p>
            <p n="3.31">- Padron 'Ntoni è andato tutto il giorno di qua e di là, come avesse il <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_tarantola">male della tarantola</seg>male della tarantola, e lo speziale gli domandava se faceva la cura del ferro, o andasse a spasso con quel tempaccio, e gli diceva pure: - Bella Provvidenza, eh! padron 'Ntoni! Ma lo speziale è protestante ed ebreo, ognuno lo sapeva.</p>
            <p n="3.32">Il figlio della Locca, che era lì fuori colle mani in tasca perché non ci aveva un soldo, disse anche lui:</p>
            <p n="3.33">- Lo zio Crocifisso è andato a cercare padron 'Ntoni con Piedipapera, per fargli confessare davanti a testimoni che i lupini glieli aveva dati a <term ana="#credenza">credenza</term>. - Vuol dire che anche lui li vede in pericolo colla Provvidenza.</p>
            <p n="3.34">- Colla Provvidenza c'è andato anche mio fratello Menico, insieme a compare Bastianazzo.</p>
            <p n="3.35">- Bravo! questo dicevamo, che se non torna tuo fratello Menico tu resti il <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_BaroneDellaCasa">barone della casa</seg>barone della casa.</p>
            <p n="3.36">- C'è andato perché lo zio Crocifisso voleva pagargli la mezza giornata anche a lui, quando lo mandava colla paranza, e i Malavoglia invece gliela pagavano intiera; rispose il figlio della Locca senza capir nulla; e come gli altri sghignazzavano rimase a bocca aperta.</p>
            <p n="3.37">Sull'imbrunire comare Maruzza coi suoi figliuoletti era andata ad aspettare sulla sciara, d'onde si scopriva un bel pezzo di mare, e udendolo urlare a quel modo trasaliva e si grattava il capo senza dir nulla. La piccina piangeva, e quei poveretti, dimenticati sulla sciara, a quell'ora, parevano le anime del purgatorio. Il piangere della bambina le faceva male allo stomaco, alla povera donna, le sembrava quasi un malaugurio; non sapeva che inventare per tranquillarla, e le cantava le canzonette colla voce tremola che sapeva di lagrime anche essa.</p>
            <p n="3.38">Le comari, mentre tornavano dall'osteria, coll'orciolino dell'olio, o col fiaschetto del vino, si fermavano a barattare qualche parola con la Longa senza aver l'aria di nulla, e qualche amico di suo marito Bastianazzo, compar Cipolla, per esempio, o compare Mangiacarrubbe, passando dalla sciara per dare un'occhiata verso il mare, e vedere di che umore si addormentasse il vecchio brontolone, andavano a domandare a comare la Longa di suo marito, e stavano un tantino a farle compagnia, fumandole in silenzio la pipa sotto il naso, o parlando sottovoce fra di loro. La poveretta, sgomenta da quelle attenzioni insolite, li guardava in faccia sbigottita, e si stringeva al petto la bimba, come se volessero rubargliela. Finalmente il più duro o il più compassionevole la prese per un braccio e la condusse a casa. Ella si lasciava condurre, e badava a ripetere: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria! - I figliuoli la seguivano aggrappandosi alla gonnella, quasi avessero paura che rubassero qualcosa anche a loro. Mentre passavano dinanzi all'osteria, tutti gli avventori si affacciarono sulla porta, in mezzo al gran fumo, e tacquero per vederla passare come fosse già una cosa curiosa.</p>
            <p n="3.39">- Requiem eternam, biascicava sottovoce lo zio Santoro, quel povero Bastianazzo mi faceva sempre la carità, quando padron 'Ntoni gli lasciava qualche soldo in tasca.</p>
            <p n="3.40">La poveretta che non sapeva di essere vedova, balbettava: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria!</p>
            <p n="3.41">Dinanzi al ballatoio della sua casa c'era un gruppo di vicine che l'aspettavano, e cicalavano a voce bassa fra di loro. Come la videro da lontano, comare Piedipapera e la cugina Anna le vennero incontro, <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_ColleManiSulVentre">colle mani sul ventre, senza dir nulla</seg>colle mani sul ventre, senza dir nulla. Allora ella si <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_CacciòLeUnchieNeiCapelli">cacciò le unghie nei capelli con uno strido disperato</seg>cacciò le unghie nei capelli con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa.</p>
            <p n="3.42">- Che disgrazia! dicevano sulla via. E la barca era carica! Più di quarant'onze di lupini!</p>
            <p>Esempi di utilizzo dei tag:
         		<term ana="#Paranza">paranza</term> <!-- termini difficili -->
         		<seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_nomignolo">proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo</seg> <!-- sintagmi da spiegare -->
         		<seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_DelleBarcheSullAcqua">delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole</seg> <!-- espressioni fraseologiche o formulari da spiegare -->
         		<seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_IlMottoDegliAntichi">«perché il motto degli antichi mai mentì»</seg> <!-- proverbi segnati nell'opera attraverso caporali, o espressioni fraseologiche riconducibili a proverbi (attraverso vocabolari, studi e commenti) -->
         	</p>
      	</div>
      </body>
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     <item xml:id="muggire">
     <term>muggire</term>
        <gloss>di buoi ecc., emettere muggiti</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/muggire">Internazionale</ref></item>
	  <item xml:id="ammarrate">
	  <term>ammarrare</term>
	     <gloss>(o amarrare) v. tr. [dal fr. amarrer, di origine oland.]. – Ormeggiare (una nave); è un francesismo che, nel linguaggio tecn. della marina, è ormai quasi totalmente abbandonato.</gloss>
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     <item xml:id="baiocchi">
        <term>baiocco</term>
        <gloss>Antica moneta di poco valore. Nel testo, Padron Cipolla la usa in senso figurato per dire cinicamente che non scommetterebbe un soldo sulla sopravvivenza di Bastianazzo e Menico in mare</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/baiocco">Internazionale</ref></item>
     <item xml:id="sbrindellata">
        <term>sbrindellare</term>
        <gloss>lacerata, ridotta a brandelli dal vento impetuoso. L'immagine sottolinea la violenza della tempesta e la fragilità dell'imbarcazione</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/sbrindellare">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="beccaio">
        <term>Beccaio</term>
        <gloss>Termine regionale(centro meridionale) per indicare il mestiere del macellaio] </gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/beccaio">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="bettola">
        <term>bettola</term>
        <gloss>parola comune. Osteria di infimo rango e mal frequentata. </gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/bettola">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="accoppato">
        <term>accoppare</term>
        <gloss>uccidere in modo brutale. Si intende la forza violenta dei pugni che Mastro Turi Zuppiddu distribuisce per scherzo</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/accoppare">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="buscarne">
        <term>buscare</term>
        <gloss>Parola poco usata. Procacciarsi, cercare, viene usato con malizia per insinuare che la Santuzza e suo padre stiano facendo ottimi affari grazie alla folla rifugiatasi all'osteria per la pioggia</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/buscare">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Speziale">
        <term>Speziale</term>
        <gloss>termine popolare a basso uso. Farmacista, droghiere.</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/speziale">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Avventori">
        <term>Avventore</term>
        <gloss>termine comune. Cliente di un negozio, frequentatore di un locale pubblico</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/avventore">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Abburattava">
        <term>abburattare</term>
        <gloss>il modo in cui la Zuppidda recitava le preghiere, in modo meccanico, precipitoso e agitato, simile al setaccio per far scendere la farina</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/abburattare">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Paranza">
               <term>Paranza</term>
               <gloss>Termine specialistico marinaresco. Imbarcazione da pesca attrezzata con albero
                  a vela latina, fiocco e bompresso. Si intende la "Provvidenza", l'imbarcazione
                  utilizzata da Bastianazzo e Menico</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/paranza">De
               Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Buffo">
        <term>buffo</term>
        <gloss>termine comune. Soffio di vento, folata</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/buffo_2">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Tramontana">
        <term>Tramonatana</term>
        <gloss>termine comune. Vento freddo e secco che spira da nord</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/tramontana">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Cheta">
        <term>Cheto</term>
        <gloss>Aggettivo usato per descrivere la pioggia "fina e cheta" (tranquilla, silenziosa) che cade la sera, in contrasto con l'agitazione dei protagonisti.</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/cheto_3">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Sciara">
        <term>Sciara</term>
        <gloss>Termine regionale (Siciliano). Accumulo di detriti vulcanici solidificati che si depositano ai lati della strada o sulla superficie di una colata lavica</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/sciara_2">De Mauro</ref></item>
     <item xml:id="Credenza">
        <term>Credenza</term>
        <gloss>"credito" o debito.I lupini sono stati presi "a credenza" dallo Zio Crocifisso, e se la barca affonda, il debito distruggerà la famiglia</gloss>
        <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/credenza">De Mauro</ref></item>
	</list>
     	<list type="nota_explgen">
     		<item xml:id="seg_MA_explgen_protestante">
     			<label>protestante</label>
     			<note>
     				<p>Nel contesto siciliano dell'epoca "Fare il protestante" (Cecco) significava comportarsi da miscredente o non rispettare le pratiche religiose. Nel testo, Piedipapera accusa Padron 'Ntoni di fare il protestante perché non è andato in chiesa, essendo angustiato per il carico in mare</p>
     			</note>
     			<bibl>Cecco</bibl>
     		   <bibl>De Mauro</bibl>
     		</item>
     	   <item xml:id="seg_MA_explgen_cavezza">
     	      <label>cavezza</label>
     	      <note>
     	         <p>Vale "imperversare", o agitarsi, (De Mauro). Viene utilizzato da Verga per descrivere la furia del vento dopo la mezzanotte.</p>
     	      </note>
     	      <bibl>De Mauro</bibl>
     	   </item>
     	   <item xml:id="seg_MA_explgen_PigliareIlCialoAPugni">
     	      <label>Prendere il cielo a pugni</label>
     	      <note>
     	         <p>Nun si pò pigghiari lu celu a pugna (Pitrè). Si intende tentare l'impossibile o ribellarsi inutilmente contro il destino. Padron Cipolla usa questa espressione per ribadire che Padron 'Ntoni ha sbagliato a voler cambiare mestiere per arricchirsi, sfidando l'ordine naturale delle cose.</p>
     	      </note>
     	      <bibl>Cecco</bibl>
     	      <bibl>Pitrè</bibl>
     	   </item>
     	   <item xml:id="seg_MA_explgen_tarantola">
               <label>tarantola</label>
               <note>
                  <p>Male della tarantola (Cecco). Per tarantola si intende agitazione e
                     irrequietezza, simile alla reazione alla visione di un ragno o al suo morso.
                     Nel testo Verga utilizza il termine legandolo all'angosciato Padron 'Ntoni
                     sulla riva in attesa della barca.</p>
               </note>
               <bibl>Cecco</bibl>
            </item>
     	</list>
     	<list type="nota_phrase">
     		<item xml:id="seg_MA_phrase_NeroPeggioDellAnimaDiGiuda">
     			<label>Nero come l'anima di Giuda</label>
     			<note>
     				<p>Espressione metaforica che indica un'oscurità assoluta e sinistra, legata all'idea di tradimento. "Nero come l'anima di Giuda (Cecco). Verga descrive l'oscurità del giorno tempestoso, legandosi tematicamente al "settembre traditore".</p>
     			</note>
     			<bibl>De Mauro</bibl>
     		   <bibl>Cecco</bibl>
     		</item>
     	   <item xml:id="seg_MA_phrase_UnColpoDiMare">
     	      <label>Colpo di mare</label>
     	      <note>
     	         <p>Si indica l'urto improvviso e violento dei flutti agitati; in siciliano corrisponde a "corpu di mari". Nel testo descrive la pericolosità delle mareggiate improvvise che possono colpire i pescatori.</p>
     	      </note>
     	      <bibl>Rigutini</bibl>
     	      <bibl>Fanfani</bibl>
     	      <bibl>Cecco</bibl>
     	   </item>
     	   <item xml:id="seg_MA_phrase_IlDiavoloInPoppa">
     	      <label>diavolo in poppa</label>
     	      <note>
     	         <p>Nabigare con vento favorevole: al figurato, avere fortuna. Tuttavia nel contesto marinaresco, può indicare anche una spinta violenta e incontrollabile del vento. Si riferisce alle barche con vele "sbrindellate", che passano in lontananza in mezzo alla tempesta.</p>
     	      </note>
     	      <bibl>Macaluso Storaci</bibl>
     	      <bibl>Cecco</bibl>
     	   </item>
     	   <item xml:id="seg_MA_phrase_TenerePelNaso">
     	      <label>Tenere pel naso</label>
     	      <note>
     	         <p>Menare pel naso (Cecco). Aggirare qualcuno a proprio piacimento o burlarsene. Nel testo si descrive l'atto di Vanni Pizzuto che, distratto a guardare chi passa, tiene fisicamente e metaforicamente per il naso i clienti mentre fa loro la barba.</p>
     	      </note>
     	      <bibl>Cecco</bibl>
     	   </item>
     	   <item xml:id="seg_MA_phrase_BaroneDellaCasa">
     	      <label>Barone della casa</label>
     	      <note>
     	         <p>Lu primu figghiu è baruni (Pitrè, Cecco). Espressione idiomatica per indicare il primogenito che eredita il comando. Nel testo viene usato con "greve ironia" dagli avventori dell'osteria al figlio della Locca, suggerendogli che se il fratello Menico dovesse morire in mare, lui diventerebbe il "padrone di casa".</p>
     	      </note>
     	      <bibl>Cecco</bibl>
     	      <bibl>Pitrè</bibl>
     	   </item>
     	   <item xml:id="seg_MA_phrase_CacciòLeUnghieNeiCapelli">
     	      <label>Cacciarsi le mani/unghie nei capelli</label>
     	      <note>
     	         <p>Cacciarsi le mani nei capelli (Cecco). Espressione fisica e idiomatica della disperazione più prodonda e improvvisa. Nel testo descrive la reazione violenta di Maruzza nel momento in cui realizza la tragedia del naugragio.</p>
     	      </note>
     	      <bibl>Cecco</bibl>
     	   </item>
     	   <item xml:id="seg_MA_phrase_ColleManiSulVentre">
     	      <label>Con le mani sul ventre</label>
     	      <note>
     	         <p>Gesto ancestrale che simboleggia la solidarietà materna e comunica silenziosamente e "senza dir nulla" (Verga 1881) l'annuncio di un lutto. Nel testo verga utilizza questa espressione quando Maruzza viene accolta dalle vicine con questo gesto (colle mani sul ventre) per farle capire che Bastianazzo è morto.</p>
     	      </note>
     	      <bibl>Cecco</bibl>
     	   </item>
     	</list>
 <list type="nota_proverbio">
    <item xml:id="seg_MA_phrase_ChiFaCredenzaSenzaPegnoPerdeLamicoLaRobaELingegno">
               <label>Chi fa credenza senza pegno perde l'amico la roba e l'ingegno.</label>
               <note>
                  <p>«Cui fa cridenza senza aviri pignu, perdi l’amicu, la robba e lu gnegnu»,
                     (Pitrè, II, 44-45) . Verga lo riporta nella sua Lista dei proverbi, nella
                     sezione Debito (Verga 2014: 373), adattandolo alla forma toscana che occorre
                     nel testo del romanzo. Nel contesto narrativo del terzo capitolo,
                     l’affermazione viene pronunciata dalla Vespa per commentare con malizioso
                     cinismo l'affare dei lupini. Mentre il villaggio è scosso dalla tempesta che ha
                     colpito la Provvidenza, la Vespa utilizza il proverbio per spostare
                     l'attenzione dalla tragedia umana dei Malavoglia (che hanno perso Bastianazzo)
                     alla "sventura" economica dello zio Crocifisso: ella sostiene infatti che la
                     vera disgrazia sia del vecchio usuraio, colpevole di aver dato il carico "a
                     credenza" senza garanzie. Secondo l'analisi di Spitzer, l'uso di questa massima
                     rientra nella tecnica della «pseudo-oggettività»: Verga non giudica
                     direttamente l'avarizia dei suoi personaggi, ma lascia che sia il "coro" degli
                     abitanti di Trezza a parlare attraverso sentenze popolari che cristallizzano la
                     realtà in leggi economiche spietate e universali. In questo modo, il dolore
                     individuale viene filtrato e quasi annullato dal ritmo del pensiero collettivo
                     del villaggio.</p>
               </note>
               <bibl>Pitrè</bibl>
               <bibl>Verga 2014</bibl>
               <bibl>Spitzer 1956</bibl>
            </item>
    <item xml:id="seg_MA_phrase_QuandoHannoPersoLaMulaVannoCercandoLaCavezza">
               <label>Quando hanno perso la mula vanno cercando la cavezza</label>
               <note>
                  <p>L’espressione non è inclusa esplicitamente nella Lista dei proverbi di Verga
                     ricavata dal Pitrè e riportata in appendice, ma rappresenta una variante
                     agricola e popolare del più noto «Serra la stalla quando son fuggiti i buoi»
                     (Pitrè, II, 45). Il termine «cavezza» corrisponde alla voce siciliana capizza,
                     ovvero la fune o il cuoio con cui si tiene legato l’animale alla mangiatoia.
                     Nel contesto narrativo del capitolo III, la frase viene pronunciata da Padron
                     Fortunato Cipolla nella bottega di Pizzuto, mentre gli stanno facendo la barba.
                     Il personaggio, descritto da Spitzer come colui che «sputasentenze» nel
                     villaggio, utilizza questa massima per criticare l’ambizione dei Malavoglia,
                     colpevoli di aver tentato di «fare i negozianti per arricchire» invece di
                     limitarsi alla pesca. Attraverso il proverbio, Cipolla de-individualizza la
                     tragedia della Provvidenza, trasformando la sventura di Padron 'Ntoni in una
                     colpa derivante dall'aver abbandonato il proprio stato sociale; cercare rimedio
                     (la cavezza) quando il danno (la perdita della mula) è ormai avvenuto è, nella
                     spietata logica del coro del villaggio, l'atto finale della stoltezza di chi ha
                     voluto sfidare il destino.</p>
               </note>
               <bibl>Pitrè</bibl>
               <bibl>Spitzer 1956</bibl>
            </item>
    <item xml:id="seg_MA_phrase_ChiFaLosteDeveFarBuonVisoATutti">
       <label>Chi fa l'oste deve far buon viso a tutti</label>
       <note>
          <p> «Cui havi putia havi a fari facci a tutti» (Cecco 2014), ed è riportato dall'autore
                     nella Lista dei proverbi, nella sezione Osteria (Verga 2014: 373), secondo la
                     forma toscana che occorre nel capitolo III. Chi gestisce un'attività
                     commerciale è obbligato per interesse a mostrarsi cortese con ogni cliente. Nel
                     contesto narrativo, l'affermazione è impiegata dalla Zuppidda per rispondere
                     con malizia alla Santuzza durante la messa in chiesa: la Zuppidda usa il
                     proverbio per giustificare il proprio pettegolezzo, suggerendo che
                     l'atteggiamento devoto e accogliente dell'ostessa sia solo una maschera dettata
                     dal mestiere per coprire i suoi peccati, come la relazione con massaro Filippo.
                     Secondo l'analisi di Leo Spitzer, l'uso di questo proverbio da parte della
                     Zuppidda rappresenta una «citazione del coro» che serve a filtrare la
                     narrazione attraverso il pensiero collettivo e i pregiudizi del villaggio,
                     de-individualizzando il giudizio del narratore.</p>
       </note>
       <bibl>Pitrè</bibl>
       <bibl>Spitzer 1956</bibl>
       <bibl>Verga 2014</bibl>
    </item>
     	</list>
     </back>
  </text>
</TEI>
